Eno-professioni: news da Montalcino?

Panorama

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Ad ogni angolo di strada spunta un’enoteca, i ristoranti offrono ampie carte dei vini, nelle aziende si danno da fare gli addetti commerciali: così Montalcino vende il suo Brunello. Ma al di là dei classici profili professionali, esistono nel territorio mestieri innovativi legati al vino? Scriveteci la vostra

Brunello, destinazione mondo

Vinitaly

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Il Brunello si conferma grande viaggiatore: nel 2011, nonostante la difficile situazione economica internazionale, il vino di Montalcino ha tenuto nei mercati di tutto il mondo, con un incremento del fatturato del 10% sul 2010, attestando così il giro d’affari del distretto su 155 milioni di euro. Confermate le posizioni sui principali Paesi di riferimento: in testa svettano gli Usa, seguiti da Germania, Svizzera, Canada, Inghilterra e Giappone. Da segnalare la performance del Rosso (con 4,5 milioni di bottiglie vendute, contro i 3,2 del 2010). Cresce intanto l’interesse di altri mercati – Nord Europa e Asia – che però registrano numeri ancora relativamente bassi.

Montalcino Master Class cinesi a scuola di Brunello

Montalcino Master Class cinesi a scuola di Brunello

Montalcino Master Class cinesi a scuola di Brunello

Un vero e proprio “corso di specializzazione” sul Brunello, destinato a sommelier, buyers e importatori cinesi: ecco l’innovativa idea di marketing del Consorzio di Montalcino, che lancia un’iniziativa di alto profilo per formare gli ambasciatori del Brunello sul mercato internazionale, in primis quello cinese. La Montalcino Master Class prevede tre moduli formativi di un giorno per un numero limitato di partecipanti, che riceveranno una valigetta contenente video, mappe, depliant, bicchieri e bottiglie. Si tratta di un progetto del tutto inedito per l’Italia, che mira a formare e fidelizzare il segmento di operatori più a contatto con le importazioni e le vendite del vino nei ristoranti e nei negozi di alto livello. Il target è composto da assaggiatori e sommelier che magari hanno assaggiato il Brunello, ma non ne conoscono profondamente le specificità. “Dopo la Montalcino Master Class in Cina sono previsti corsi in altri Paesi” annuncia il direttore del Consorzio Stefano Campatelli. Iniziative simili sono infatti in preparazione in Europa e in America, per lanciare le tre annate a 5 stelle che sono state appena immesse sul mercato (Brunello 2007, Brunello Riserva 2006, Rosso di Montalcino 2010). Molto curata la preparazione dei supporti didattici, un kit su misura che comprende 8 scatole trasparenti (2 per ogni zona di Montalcino) e due calici in cristallo da consegnare a ogni corsista. Sono prodotti da RCR Cristalleria Italiana (che compartecipa al progetto), specificamente disegnati per Brunello e Rosso di Montalcino. E poi mappe e depliant – già pronti in cinese – video sulla storia, il territorio, le specificità produttive, il servizio e gli abbinamenti gastronomici dei vini montalcinesi, taccuini da degustazione e vini da assaggiare alla fine di ogni lezione. L’esame finale del corso, che consente agli organizzatori di valutare l’apprendimento raggiunto, offre un premio ai più bravi: un viaggio a Montalcino per visitare le cantine di produzione.

Montalcino, valori top

Ai primi posti nella classifica italiana dei valori fondiari: secondo i dati Inea, i vigneti di Brunello valgono 350-450.000 euro per ettaro, uno dei valori più alti in assoluto, mentre nel 1967, anno della costituzione del Consorzio del Brunello, un ettaro vitato e/o vitabile valeva 1,8 milioni di lire, pari a 15.537 euro (cifra ottenuta con il calcolo dei coefficienti Istat). É dunque pari al +2.153% la percentuale di valorizzazione di un ettaro coltivato a Brunello dal 1967 a oggi. E se si guarda agli immobili, con 3.000 euro al mq Montalcino si colloca tra le location “top price” della Toscana.

Da Henry Fonda in poi, gli americani stregati dal Brunello

Un amore che nasce da lontano, quello tra gli americani e il Brunello. Henry Fonda, uno dei più celebri attori di Hollywood, arrivò a Montalcino nei primi anni ’60, innamorandosene
perdutamente, ben prima che il Brunello diventasse un fenomeno mondiale. L’attore conobbe Montalcino perché nel 1957 si sposò con la baronessa Afdera Franchetti, appartenente ad una nobile casata imparentata con i Rothschild. Ma la famiglia Franchetti era anche profondamente legata a Montalcino: la sorella di Afdera, Lorian, aveva infatti sposato Loffredo Gaetani d’Aragona Lovatelli, proprietario di Argiano. Da allora, l’amore degli americani per Montalcino è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi decenni. Gli Stati Uniti rappresentano storicamente il primo mercato di riferimento per il Brunello: il 25% dell’export, una bottiglia di vino su quattro, vola negli Usa. E cresce anche il numero dei turisti d’oltreoceano che volano nei territori in cui il Brunello nasce, attratti dalla possibilità di vedere da vicino i vigneti e le cantine, ma anche dai paesaggi, dalla storia, dalla cultura e dalla cucina di quest’angolo della Toscana.

Era solo una speranza…

Ezio Rivella - Presidente Consorzio Brunello di Montalcino

Ezio Rivella - Presidente Consorzio Brunello di Montalcino

“Quando misi piede a Montalcino per la prima volta ero prevenuto. Da buon piemontese mi chiedevo: possibile che questo Brunello possa fare concorrenza a Barolo e Barbaresco? Ovviamente mi dovetti presto ricredere”. L’enologo che, accompagnato da un pizzico di scetticismo, arrivò nel 1977 a Montalcino era Ezio Rivella, chiamato dai Mariani, famiglia italo-americana che ha fondato la Castello Banfi. Rivella non sapeva ancora che avrebbe svolto un ruolo determinante nella storia di questo vino. “Mi resi subito conto – racconta Rivella, oggi presidente del Consorzio del Brunello – che c’erano le
premesse per realizzare grandi cose. C’erano alcune aziende storiche ma tanto territorio era abbandonato. Comprai 3.000
ettari di terreno a 3,5 milioni di lire a ettaro, cifra che oggi fa sorridere. Ma allora il Brunello era solo una speranza”.

Una data da ricordare

Il vero primato del Brunello? Nel 1932 la Commissione del Ministero dell’Agricoltura decise che si poteva chiamare Brunello esclusivamente il vino prodotto e imbottigliato nel Comune di Montalcino, un territorio con un microclima ottimale e particolare struttura fisico-chimica. Insomma, una sorta di Doc ante-litteram. Lo sapevate?

Una fondazione per …

Con l’acquisto di Poggio di Sotto, nel 2011, è entrato a pieno titolo tra i produttori di Brunello. Ora Claudio Tipa, con la Fondazione Bertarelli (fondata insieme alla sorella Maria Iris Bertarelli), vorrebbe occuparsi di progetti sociali e culturali a Montalcino, a partire dal restauro degli affreschi trecenteschi di Sant’Agostino.

La “signora” del Brunello

Donatella Cinelli Colombini

Donatella Cinelli Colombini

Va a Donatella Cinelli Colombini, “signora” del Brunello, il premio Vinitaly 2012: per il suo lavoro come produttrice di vini di qualità, ma anche per l’impegno nell’affermazione delle donne nel mondo del vino (con il Casato Prime Donne, cantina tutta al femminile), e per il contributo prezioso di idee, progetti ed esperienze alla crescita del turismo del vino, fenomeno ormai di massa, che porta alle cantine italiane visibilità e risorse economiche. Premiata anche Debra Meiburg, Master of Wine di Hong Kong, per il suo lavoro di diffusione della cultura del vino in Asia.

“OperaWine”: Usa loves Brunello di Montalcino

Perché Montalcino è il più rappresentato terroir del vino italiano nell’“evento degli eventi” di Vinitaly 2012, ovvero “Opera Wine” by VeronaFiere-Wine Spectator, l’evento-degustazione che ieri sera ha celebrato i 100 produttori cult d’Italia? Lo abbiamo chiesto a Thomas Matthews di Wine Spectator, la “bibbia del vino” in Usa e una delle più influenti riviste del mondo del vino: “le cantine toscane sono molto popolari in Usa e lo sono soprattutto quelle di Montalcino. Noi americani – aggiunge Matthews – amiamo il Bunello. Lo compriamo. Lo beviamo e crediamo nel Brunello. Per Opera Wine abbiamo scelto i Brunello che rappresentano il territorio variegato di Montalcino, spero che molti condividano la selezione che abbiamo fatto, con cui abbiamo voluto tirare fuori il meglio di questo vino perché pensiamo che i produttori di Brunello siano onesti e che lavorano molto per creare questo vino”. E se i nove produttori di Montalcino (Altesino, Biondi Santi, Casanova di Neri, Castello Banfi, Col d’Orcia, Mastrojanni, Siro Pacenti, Nardi e Valdicava) e i sei con interessi qui (Allegrini, Antinori, Gaja, Frescobaldi, San Felice e Saiagricola), scelti da Wine Spectator per rappresentare i “Best 100 Italian Wine Producers” fanno un ringraziamento corale al territorio e al Sangiovese, che rende Montalcino “il Comune del vino in Italia”, c’è chi mette l’accento sulla necessità di progettare e creare momenti di promozione e valorizzazione per il Brunello e per il territorio nel suo complesso. “È molto importante – dice Jacopo Biondi Santi – cambiare modo di presentazione dei nostri prodotti, compreso il Brunello. Con questo primo appuntamento di Opera Wine possiamo far vedere che nel mondo del vino ci si muove non solo da soli, ma con tutto il “lifestyle” italiano. Con la moda, la cultura, la Ferrari e tutte le eccellenze del made in Italy di qualità. Dobbiamo gettare le basi di un nuovo modo di fare promozione e di farsi conoscere dalla gente, per rappresentare la vera immagine dell’Italia nel mondo”.